La “Sicurezza delle cure” e la Gestione del rischio sanitario ai tempi del Coronavirus

Mai come in questo drammatico momento storico, è necessario focalizzare l’attenzione sulla cd. “sicurezza delle cure”, considerata dalla Legge n.24/2017 ( legge Gelli- Bianco), parte costitutiva del diritto alla salute, e rispetto alla quale, ogni operatore sanitario è tenuto a concorrere, “mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie e l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative”.

La sicurezza delle cure costituisce la base di una buona assistenza sanitaria che ingloba, non solo gli aspetti strettamente clinici della professione medica, legati al rapporto medico-paziente, ma anche quelli legati alla ricerca, alla sperimentazione, alla gestione organizzativa che hanno conseguenze sull’intera collettività.

La legge Gelli – Bianco, quindi, promuovendo “l’utilizzo appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative”, ha introdotto l’appropriatezza organizzativa nell’ambito delle attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio clinico, esigenza ad oggi del tutto impellente e necessaria per le organizzazioni sanitarie che stanno fronteggiando l’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Proprio perché la sicurezza delle cure, per essere garantita, investe diversi elementi, tutti gli operatori interessati, in relazione al proprio specifico settore, sono tenuti a partecipare, al fine di prevenire e gestire “il rischio sanitario”; rischio che la stessa protezione civile definisce come:

“ il rischio sempre conseguente ad altri rischi o calamità, tanto da esser definito come un rischio di secondo grado ed emerge ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana… Difficilmente prevedibile, può essere mitigato se preceduto, durante il periodo ordinario, da una fase di preparazione e di pianificazione della risposta dei soccorsi sanitari in emergenza”.

E anche vero che il rischio di pandemie è un evento estremo rientrante tra i rischi operativi di un’azienda, difficile da prevedere per la mancanza di sufficienti dati storici a supporto di un’analisi quantitativa.

Tuttavia gli eventi del passato possono darci delle informazioni sull’impatto di eventi estremi come quello del Coronavirus. Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili nell’area estremo orientale, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini, è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale. Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo Linee guida concordate. Esso rappresenta il riferimento nazionale in base al quale sono messi a punto i Piani operativi regionali.

In coerenza con i Princìpi del Piano, il Ministero della salute si fa carico di individuare e concordare:

  • con le Regioni le attività sanitarie sia di tipo preventivo che assistenziale da garantire su tutto il territorio nazionale;
  • con i Dicasteri coinvolti le attività extrasanitarie e di supporto, finalizzate sia a proteggere la collettività che a mitigare l’impatto sull’economia nazionale e sul funzionamento sociale, comunque necessarie per preparazione e per la risposta ad una pandemia, nonché gli aspetti etici e legali a supporto delle attività concordate;
  • con il Ministero degli Affari Esteri e con gli Organismi Internazionali preposti gli aspetti di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria.

I piani pandemici possono prevedere misure per riorganizzare i posti letto negli ospedali, comprese le strutture di terapia intensiva, e percorsi per alleggerire le strutture di pronto soccorso; altri provvedimenti possono riguardare i numeri del personale sanitario; l’acquisto di farmaci e la messa a punto e la produzione su larga scala di un vaccino diventano prioritarie, così come l’organizzazione delle campagne di vaccinazione; in alcuni casi potrebbe anche diventare necessario fare delle scelte relative all’accesso alle terapie.

Già dal 1999 l’Oms aveva pubblicato una guida sulla preparazione alla pandemia, aggiornata nel 2005. Da allora si è continuato a lavorare sulla messa a punto dei piani di risposta e l’Oms ha più volte rilevato come ci sia ora una maggiore consapevolezza del fatto che prepararsi a una pandemia richieda il coinvolgimento non solo del settore sanitario, ma della società nella sua interezza.
Giova però evidenziare che non è affatto vero che tale rischio non era assolutamente prevedibile ed infatti, secondo il Global Risk Report del World Economic Forum, il rischio epidemico rientrava fino al 2008 fra i 5 più impattanti, e ad oggi risulta costantemente segnalato nelle mappature.

Si può tuttavia osservare che nel tempo è sceso nella scala delle probabilità, pur restando indicato ad alto impatto: questo indica che, nonostante segnali d’avviso, la percezione non fosse più adeguata.

Gli strumenti di Risk Management che le Aziende Sanitarie devono adottare durante il coronavirus

Rispetto ad una situazione di emergenza, determinata dal manifestarsi dell’infezione del nuovo Coronavirus, dove, quindi il rischio si è già manifestato, è necessario, quindi che le Aziende sanitarie, oltre ad adattarsi ai cambiamenti e rinnovarsi attraverso metodi e strumenti reattivi e proattivi di Risk Management, idonei a prevenire e gestire l’infezione da Coronavirus ( Incident Reporting, Audit e Failure Mode and Effect Analysis – FMEA), implementino altresì strumenti organizzativi e tecnologi che eliminano le barriere di distanza, tempo e costi per l?accesso alle cure (Telemedicina), ma ancor più, tutelino ciò che già esiste, gestendo in maniera controllata e pianificata le emergenze, secondo una logica di sistema, ovvero prevedendole.

In tale prospettiva, è da segnalare il contributo del 9 marzo 2020 adottato dalla Sub – Area Rischio Clinico della Commissione Salute della Conferenza Regioni, coordinata dalla Regione Emilia – Romagna, che ha messo a disposizione di tutte le Regioni un “Documento” rivolto ai referenti regionali ed aziendali, che illustra il possibile aiuto che la rete della sicurezza delle cure può fornire al Sistema sanitario nello sforzo comune di prevenzione e contrasto della diffusione della Covid-19.

Tra tali attività il suddetto Documento annovera:

  • Supporto alle Direzioni Regionali ed Aziendali nella programmazione e pianificazione delle azioni stabilite per l’emergenza epidemiologica e per la gestione della crisi; collaborazione per l’elaborazione e diffusione di materiale informativo per le strutture sanitarie e per i cittadini, in coerenza con quanto previsto dalle raccomandazioni internazionali, dalla normativa nazionale e dalle specifiche indicazioni regionali.
  • Ove possibile, utilizzo di metodi e strumenti di Risk Management sanitario per le attività correlate alla prevenzione e gestione dell’infezione da SARS – Cov 2;
  • Garantire, anche attraverso la collaborazione tra le reti aziendali del rischio clinico e del rischio infettivo, azioni di ulteriore sostegno ai programmi di “ infection control” mirati alla diffusione delle buone pratiche correlate a Infection Prevention and Control – IPC (adozione delle precauzioni standard e delle precauzioni di isolamento specifiche aggiuntive, azioni di sostegno per la compliance all’igiene delle mani, sanificazione, disinfestazione e sterilizzazione ecc.).
  • Supporto nella promozione del corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale attraverso piani di formazione ad hoc basati sulla simulazione e la formazione sul campo anche con la presenza di tutor, nonché la produzione di strumenti di comunicazione per gli operatori sanitari.
  • Aumento della vigilanza, anche attraverso l’utilizzo dei flussi informativi sulle non conformità, su particolari percorsi esposti a maggior pericolo di errore in occasione di incremento della richiesta di prestazioni e servizi;
  • Supporto al monitoraggio in tutti i setting della corretta applicazione delle pratiche promosse per garantire sicurezza a operatori e pazienti, al fine di evidenziare le eventuali criticità del sistema.

In ogni caso è opportuno ricordare che, un efficiente approccio di Risk Management si adotta approcciando a tutti livelli “una cultura del rischio”; una cultura condivisa dell’azienda che non solo è conoscenza e comprensione del contesto organizzativo ma che include soprattutto i valori che il gruppo riconosce come comuni. E’di auspicio che, in seguito a un avvenimento di questa portata, come quello del Coronavirus, anche la cultura del rischio in Italia ne uscirà profondamente cambiata e più matura.

di Francesca Stefanutti – Partner | Legal Grounds

LEGAL GROUNDS resta a completa disposizione dei propri clienti per monitorare l’evolversi della situazione e della normativa vigente, nonché per supportarli nello studio e nell’attuazione delle azioni più adeguate a garantirne la continuità aziendale e l’operatività commerciale

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